Che cos’è il legno modificato e perché è ideale per la copertura esterna
Modifica termica vs. modifica chimica: le differenze fondamentali che influenzano sicurezza e prestazioni
Quando il legno viene modificato mediante trattamenti speciali, subisce una trasformazione a livello cellulare che ne prolunga notevolmente la durata all’aperto, dove le condizioni ambientali possono essere particolarmente severe. Nel caso della modifica termica, il legno viene introdotto in essiccatoi saturi di vapore e riscaldato a temperature comprese tra 180 e 215 gradi Celsius. Questo processo degrada la emicellulosa, una sostanza di cui i funghi necessitano per svilupparsi, senza l’aggiunta di alcun prodotto chimico. Esiste anche un altro approccio, denominato modifica chimica: l’acetilazione, ad esempio, prevede il trattamento delle cellule del legno con sostanze come l’anidride acetica, al fine di modificarne la struttura. Entrambe le tecniche rendono il legno più stabile e resistente alla marcescenza, ma la modifica termica si distingue perché non richiede l’impiego di materiali aggiuntivi. Ciò rende gli edifici più sicuri non solo per le persone che vi abitano, ma anche più rispettosi dell’ambiente circostante nel lungo periodo.
Come il legno modificato elimina i conservanti tossici migliorando contemporaneamente la resistenza alla marcescenza
L'intonaco tradizionale in legno si basa su preservanti a base di rame o arsenico, che possono inquinare il suolo e rappresentare un rischio per la salute. Il legno modificato aggira questo problema modificandone la struttura dall’interno. Durante il trattamento termico effettuato nella fase di modifica, viene eliminato circa il 90% di una componente chiamata emicellulosa. Senza tale componente, i microrganismi responsabili del marciume vengono essenzialmente privati del loro nutrimento (come evidenziato nella ricerca di Ponemon del 2023). Il risultato è ciò che gli addetti del settore definiscono durabilità di Classe 1, ovvero una resistenza che garantisce almeno 25 anni di vita utile senza necessità di trattamenti chimici. Un altro grande vantaggio? Il contenuto di umidità interno del legno risulta notevolmente ridotto. Ciò significa che il materiale non subisce significativi rigonfiamenti o restringimenti con il variare delle stagioni, mantenendo la propria stabilità anche in presenza di forti piogge, scioglimento della neve o elevata umidità estiva.
Confronto tra i principali tipi di legno modificato per l’intonaco: durabilità
Accoya®, Kebony® e Thermory®: resistenza al marciume, stabilità e dati reali sull’impiego come rivestimento
La vera differenza tra i migliori prodotti in legno modificato risiede a livello chimico, non semplicemente nella provenienza dell’albero. Prendiamo ad esempio le essenze legnose dure termicamente modificate: marchi come Thermory® frassino o quercia raggiungono lo standard di durabilità di Classe 1, con un ritiro trasversale di soli lo 0,3%, rendendoli ottimi candidati per la realizzazione di pannelli esterni con giunzioni molto strette. Vi è poi il legno tenero acetilato, come Accoya®, noto per la sua resistenza alla corrosione da sale anche dopo decenni di esposizione in prossimità del mare; alcune persone hanno osservato che queste tavole possono durare oltre 30 anni senza problemi. I legni furfuralizzati nello stile Kebony® offrono una resistenza simile a quella richiesta per applicazioni marine, ma tendono a dare il massimo delle prestazioni entro circa 20 anni dall’installazione. Esaminando i risultati di prove sul campo, il frassino trattato termicamente mantiene circa il 97% della tenuta all’aria dopo un decennio di impiego su edifici, mentre il rivestimento esterno in legno tenero tradizionale richiede circa il 34% di interventi aggiuntivi nello stesso arco temporale. Ciò che conta maggiormente non è la densità originaria del legno, bensì il tipo di processo di modifica cui è stato sottoposto, poiché è proprio quest’ultimo a determinare l’efficacia con cui il materiale resisterà al marciume e sopporterà l’esposizione alle intemperie.
| Tipo di modifica | Resistenza agli agenti atmosferici | Durata di vita tipica |
|---|---|---|
| Termico (Legni Duri) | Stabile ai Raggi UV | 25+ Anni |
| Conifere Accetilate | Resistente allo Spruzzo di Sale | 30+ Anni |
| Legni Furfurilizzati | Ambiente marino | 20+ anni |
| Prestazioni comparative dei processi di modificazione termica (Fonte: Ricerca sulla modificazione termica ) |
Il paradosso dell'EMC: perché la stabilità dimensionale dipende più dall'equilibrio idrico che dalla densità
La stabilità dimensionale delle doghe in legno modificato dipende realmente dalla velocità e dall’uniformità con cui si adattano alle variazioni dell’umidità dell’aria, piuttosto che limitarsi a considerare i valori di densità. Prendiamo come esempio l’abete rosso nordico trattato termicamente: i test dimostrano che queste doghe raggiungono l’equilibrio con l’umidità ambientale circa alla metà della velocità rispetto al legno non trattato, riducendo così i problemi di rigonfiamento causati da condizioni umide di circa tre quinti, secondo una ricerca pubblicata lo scorso anno sulla rivista «Wood Science Journal». È per questo motivo che anche legni più leggeri, come l’ayous, spesso offrono prestazioni migliori rispetto ai pesanti legni tropicali duri quando vengono impiegati in ambienti ad alta umidità. La loro struttura cellulare modificata, infatti, si adatta in modo più affidabile ai cicli costanti di bagnato/asciutto tipici di molti climi. E non dimentichiamo che anche una corretta preparazione prima della posa è estremamente importante: le doghe che trascorrono un certo tempo ad abituarsi al contenuto di umidità specifico dell’ambiente in cui saranno installate mantengono le fughe ordinate e dritte, con un ritorto ridotto di circa nove decimi rispetto a quelle installate frettolosamente, senza aver compiuto questo passaggio fondamentale.
Linee guida pratiche per l'installazione di rivestimenti esterni in legno modificato
Pre-adattamento, distanziamento tra le tavole e protocolli di fissaggio per prevenire deformazioni e rigonfiamenti
Tre protocolli di installazione sono essenziali per preservare l'integrità dimensionale dei rivestimenti esterni in legno modificato:
- Adattare preventivamente le tavole per 7–10 giorni sul cantiere fino a quando il contenuto di umidità si stabilizza nell’intervallo 8–12% per le zone temperate — oppure 10–14% nelle regioni ad alta umidità. Omettere questo passaggio comporta il rischio di movimenti post-installazione e di cedimento dei giunti.
- Mantenere interstizi di espansione di 6–10 mm tra le tavole, aumentando verso l’estremità superiore in climi con umidità relativa superiore all’80%. Tali interstizi consentono il naturale movimento igroscopico senza costringere le tavole in compressione o provocarne il sollevamento.
- Utilizzare esclusivamente fissaggi resistenti alla corrosione : viti in acciaio inossidabile distanziate ogni 300–400 mm, con una sovrapposizione del 15–20% sul bordo della tavola adiacente. Evitare la fissatura frontale nelle vicinanze delle estremità — ciò concentra lo sforzo e favorisce la fessurazione.
Queste misure consentono al legno modificato di 'respirare' pur mantenendo l'integrità del rivestimento. Nelle applicazioni tropicali, abbinare un'adeguata spaziatura tra le doghe a membrane traspiranti poste dietro il rivestimento accelera i cicli di asciugatura e previene l'accumulo di umidità intrappolata.
Vantaggi in termini di sostenibilità e bassa manutenzione del legno modificato
Selezione delle specie (abete rosso nordico, frassino, ayous) in linea con le zone climatiche e con durata prolungata senza finitura
La scelta della specie legnosa giusta è fondamentale per massimizzare i benefici del legno modificato in termini di sostenibilità. Prendiamo ad esempio l’abete rosso nordico: è leggero, cresce rapidamente e possiede la certificazione FSC che oggi tutti ricercano. Si presta ottimamente alle zone fredde e asciutte, poiché non subisce significative variazioni dimensionali in risposta ai cambiamenti di umidità, mantenendo una stabilità pari a circa il 3% di variazione del contenuto di umidità. Nei luoghi costieri, dove l’umidità è elevata, il frassino trattato termicamente offre una maggiore resistenza ai problemi causati dai funghi. Infine, c’è l’ayous, un legno tropicale che rigenera così rapidamente da essere considerato rinnovabile. Mantiene la propria forma anche in presenza di picchi improvvisi di umidità, purché venga adeguatamente acclimatato prima della posa. Ciò che rende queste essenze particolarmente interessanti è che non richiedono trattamenti chimici superficiali per garantire una lunga durata: durante il processo di modifica avviene infatti un cambiamento a livello molecolare che ne accresce naturalmente la durabilità. La maggior parte dei prodotti commercializzati oggi proviene da foreste gestite secondo pratiche responsabili, contribuendo così alla protezione di alberi ad alto fusto, come le latifoglie secolari, che impiegano secoli per raggiungere la maturità. Studi dimostrano che questi legni modificati generano circa il 30% in meno di emissioni di carbonio rispetto ad alternative come il cemento fibrorinforzato o i compositi plastici, considerando l’intero ciclo di vita.
La necessità di manutenzione diminuisce in modo significativo con questi legni. L'abete rosso nordico e il frassino sviluppano nel tempo un proprio colore stabile grigio-argenteo, pertanto non è assolutamente necessario applicare vernici, impregnanti o alcun tipo di rivestimento per un periodo di circa 20–25 anni. Per quanto riguarda il legno di ayous, la situazione migliora ulteriormente: questo materiale conserva la propria integrità strutturale per oltre 60 anni anche in climi tropicali, e non sono stati segnalati casi di deformazioni, purché l’installazione avvenga nel rispetto delle corrette linee guida. Il fatto che questi legni non richiedano finiture comporta un consumo di risorse pari a circa il 40% inferiore rispetto alle alternative trattate sotto pressione, durante l’intero ciclo di vita. Cosa significa ciò? Il legno modificato si distingue per resistenza e sicurezza, dimostrando inoltre una reale sostenibilità, indipendentemente dal luogo di utilizzo o dalle modalità con cui i progettisti intendono integrarlo nei diversi progetti.
Indice
- Che cos’è il legno modificato e perché è ideale per la copertura esterna
- Confronto tra i principali tipi di legno modificato per l’intonaco: durabilità
- Linee guida pratiche per l'installazione di rivestimenti esterni in legno modificato
- Vantaggi in termini di sostenibilità e bassa manutenzione del legno modificato

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