Cosa definisce lo Shou Sugi Ban autentico?
Il processo tradizionale Yakisugi: carbonizzazione simultanea di più tavole e spazzolatura manuale
Lo Shou Sugi Ban, chiamato Yakisugi in Giappone, risale al XVIII secolo, quando gli artigiani svilupparono, attraverso tentativi ed errori, questo semplice ma efficace metodo per preservare il legno. Ciò che ne garantisce la lunga durata non è soltanto la combustione della superficie, bensì l’aderenza a un preciso processo in tre fasi. Il metodo prevede innanzitutto di impilare verticalmente tre assi di cedro, formando una struttura triangolare. Bruciando in questo modo, il flusso d’aria limitato genera una sorta di combustione autoregolata, che mantiene una temperatura di circa 600 °C per circa 3–7 minuti. Ciò produce uno strato di carbonizzazione spesso all’incirca 1–2 millimetri, il quale, secondo i test, offre la migliore protezione contro l’umidità pur mantenendo intatta la resistenza del legno. Con il tempo, gli artigiani hanno scoperto che superare tale spessore comporta o una protezione insufficiente o un danneggiamento della struttura del legno.
Subito dopo che il legno viene carbonizzato, deve essere raffreddato rapidamente in acqua per arrestare il processo di combustione prima che diventi eccessivo. Questo aiuta a preservare gli zuccheri naturali presenti nel legno, che si rivelano particolarmente efficaci contro gli insetti. Ciò che segue potrebbe sembrare un metodo antico, ma dà risultati straordinari: gli artigiani spazzolano manualmente le tavole con cura, utilizzando spazzole rigide. Non intendono rimuovere completamente ogni residuo, ma semplicemente eliminare la fuliggine superficiale, mantenendo intatto lo strato di carbonio sottostante, resistente e protettivo. L’osservazione di antichi templi lungo le coste giapponesi rivela un dato interessante: questi edifici sono rimasti in piedi per generazioni nonostante l’esposizione all’aria salmastra, ai danni provocati dal sole e all’azione di numerose specie animali che ne cercavano la degradazione. E indovinate un po’? Durante la costruzione non è mai stato aggiunto alcun prodotto chimico. D’altra parte, quando si provano altri metodi — come la torcia o l’uso di forni di essiccazione — i risultati non sono altrettanto soddisfacenti. Il calore non viene controllato in modo adeguato, i livelli di ossigeno diventano instabili e il risultato finale è rappresentato da segni di carbonizzazione irregolari, da uno strato di carbonio poco aderente e da superfici che iniziano a sfaldarsi molto prima del previsto.
| Fase del processo | Yakisugi tradizionale | Scorciatoia tipica fai-da-te |
|---|---|---|
| Formazione di carbonio | Camino a più tavole (uniforme) | Fiamma diretta (irregolare) |
| Temperatura | Auto-limitata a 1100 °F | Non controllata a 1300 °F+ |
| Post-elaborazione | Raffreddamento rapido + spazzolatura manuale | Raffreddamento a secco + leggera pulizia |
| Strato protettivo | Matrice di carbonio integrata | Carbonio superficiale |
Durabilità dello Shou Sugi Ban: spiegazione della resistenza al fuoco, alla marcescenza e agli insetti
Protezione offerta dallo strato di fuliggine: evidenze ricavate da studi sul campo giapponesi costieri della durata di 20 anni
Lo strato carbonizzato ottenuto mediante la tecnica autentica di Yakisugi funziona come una barriera dinamica e mineralizzata, non semplicemente come cenere inerte. Il monitoraggio a lungo termine di strutture templari esposte alle condizioni costiere giapponesi, caratterizzate da elevata salinità ed elevata umidità, ha rivelato che la barriera di carbone spessa da 0,5 a 2 mm:
- Riduce l’assorbimento d’acqua del 47% rispetto al cedro non trattato (secondo l’analisi comparativa ASTM D143),
- Inibisce la colonizzazione fungina anche a livelli di umidità prolungati superiori all’85%,
- Allontana termiti e foraminiferi marini senza ricorrere a biocidi sintetici.
Le proprietà protettive derivano principalmente da due fenomeni che avvengono contemporaneamente sulla superficie. Innanzitutto, quando i materiali si carbonizzano, creano un ambiente alcalino che la maggior parte degli organismi responsabili del marciume non è in grado di tollerare. Allo stesso tempo, queste strutture carboniose formano minuscoli cristalli che, di fatto, impediscono l’ingresso dell’acqua e ostacolano la proliferazione dei microrganismi. Ciò che rende particolarmente interessato questo strato carbonizzato è anche il suo effetto sul miglioramento della resistenza al fuoco. I test dimostrano che il legno trattato in questo modo richiede circa 200 gradi Fahrenheit in più rispetto al legno non trattato per infiammarsi. Ciò significa che gli edifici costruiti con tali materiali rimangono più sicuri durante un incendio per periodi più lunghi.
Carbonizzazione controllata vs. sovra-bruciatura: resistenza all’umidità (informazioni tratte dalla norma ASTM D143)
| Metodo di carbonizzazione | Assorbimento idrico | Tasso di gonfiamento | Integrità della superficie |
|---|---|---|---|
| Controllata (esposizione di 3 minuti) | 18% ±3% | variazione dimensionale di −0,5% | Strato di carbonio integro |
| Sovra-bruciata (5+ minuti) | 34% ±5% | gonfiore di +2,1% | Substrato screpolato |
La profondità ideale della carbonizzazione, pari a 1–1,5 mm, bilancia l’idrofobicità con la flessibilità del substrato, preservando la capacità del legno di espandersi e contrarsi senza delaminazione o screpolature.
Shou Sugi Ban rispetto al legno termicamente modificato: difesa superficiale contro stabilità del nucleo
Carbonizzazione superficiale (0,5–2 mm) rispetto alla modifica termica profonda (ad es. ThermoWood®)
Sia il metodo Shou Sugi Ban che la modifica termica aumentano la durata del legno senza ricorrere a sostanze chimiche, anche se agiscono in modi completamente diversi. Con il metodo Yakisugi, il processo crea uno strato superficiale carbonizzato di circa mezzo millimetro di spessore, che funge da protezione contro l’acqua, i danni causati dal sole e i microrganismi responsabili della marcescenza. Questo rivestimento annerito innalza inoltre il livello di pH sulla superficie del legno, contribuendo così a inibire la crescita fungina. La modifica termica opera invece in modo differente. Prendiamo ad esempio il ThermoWood: questo metodo prevede il riscaldamento del legname per periodi prolungati, a temperature comprese tra circa 160 e 220 gradi Celsius, all’interno di camere con scarsa disponibilità di ossigeno. Il calore modifica la composizione chimica della lignina e delle emicellulose presenti nel legno, interessando l’intero pezzo. Di conseguenza, il legno trattato assorbe meno umidità e mantiene meglio la propria forma nel tempo.
Gli studi indicano che questi metodi funzionano effettivamente bene in combinazione in diverse situazioni. Il metodo Yakisugi si distingue quando si deve far fronte a condizioni estreme, come l’usura atmosferica, i danni causati dai raggi solari e la crescita della muffa, rendendolo particolarmente adatto per applicazioni quali le facciate degli edifici e le recinzioni da giardino. Il trattamento termico, invece, offre prestazioni migliori all’interno degli edifici, dove il legno può assorbire umidità a causa delle variazioni di umidità ambientale e deformarsi nel tempo; risulta quindi particolarmente efficace per pavimenti e mobili. Tuttavia, queste due tecniche non sono intercambiabili. Ciò che rende ciascuna di esse preziosa è la corrispondenza tra le sue caratteristiche e le esigenze specifiche del progetto: durabilità superficiale, da un lato, e stabilità strutturale del legno nel suo nucleo, dall’altro.
Vantaggi pratici della tecnica Shou Sugi Ban: bassa manutenzione, atossicità e facilità di posa
La tecnica Shou Sugi Ban offre reali vantaggi in ogni fase del lavoro, dalla produzione del prodotto fino alla sua posa in opera. La superficie in legno carbonizzata non richiede affatto quei sigillanti chimici solitamente applicati, né protezione contro i danni causati dai raggi UV o trattamenti di manutenzione periodici. Anche i costi di manutenzione diminuiscono drasticamente nel tempo, arrivando forse a ridursi fino ai tre quarti rispetto a quelli dei comuni prodotti in legno trattato. Ciò è reso possibile dal semplice fatto che il trattamento si basa esclusivamente su un calore applicato con cura, anziché sull’uso di sostanze chimiche aggressive come solventi, metalli pesanti o biocidi. Ciò significa che gli edifici realizzati con legno Shou Sugi Ban superano agevolmente severi test sulla qualità dell’aria interna, senza alcun problema legato a emissioni nocive o a sostanze che migrano nel tempo.
Gli installatori trovano questo materiale particolarmente facile da lavorare perché mantiene una forma stabile, riducendo quindi notevolmente la deformazione o l’incupamento in cantiere. Inoltre, essendo estremamente leggero, esercita minor sollecitazione sulle strutture e rende molto più semplici il taglio, l’assemblaggio dei pezzi e l’allineamento rispetto a opzioni più pesanti. Tutti questi fattori combinati comportano tempi di installazione più brevi per gli operatori e risparmi economici per le aziende. Analizzando i dati reali provenienti da progetti effettivi di facciate, la maggior parte degli appaltatori riporta un risparmio del 25-30% circa nell’installazione di questo materiale rispetto alle alternative trattate chimicamente, che richiedono invece dispositivi di protezione individuale specifici, sistemi aggiuntivi di ventilazione o lunghi tempi di indurimento prima di poter essere utilizzate.
Indice
- Cosa definisce lo Shou Sugi Ban autentico?
- Durabilità dello Shou Sugi Ban: spiegazione della resistenza al fuoco, alla marcescenza e agli insetti
- Shou Sugi Ban rispetto al legno termicamente modificato: difesa superficiale contro stabilità del nucleo
- Vantaggi pratici della tecnica Shou Sugi Ban: bassa manutenzione, atossicità e facilità di posa

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